Diario: India, 2026

— di Marina Lombardi

Alcuni stralci inediti del diario di Marina Lombardi, antropologa e membro di AceTonico, in India nel mese di febbraio 2026.


#2

Delhi District

Scontrarsi con Delhi la prima volta è qualcosa di enorme e a provarlo è la costante emicrania che non mi abbandona da un giorno e mezzo. L’aria è così pesante che a tratti sembra di vederla che volteggia nel cielo appannato della metropoli. Si sente sulla pelle, dentro l’organismo, nelle narici. L’hotel è un classico edificio indiano di colore bianco, raggiunto dopo circa un’ora e mezza di macchina dall’Indira Gandhi airport. Arrivati a Paharganj il driver – un ragazzo giovane e silenzioso che di tanto in tanto sputava fuori dal finestrino – ha imboccato un piccola via che costeggiava un cantiere con su scritto “metro Delhi” dove mano e contromano sono indifferenti e rifiuti e centinaia di cavi elettrici intrecciati descrivono rispettivamente il basso e l’alto della visuale di fronte a me. Per strada c’è ogni tipo di persona. Uomini che guidano macchine costose e indossano un completo con giacca e cravatta, donne vestite con Saari colorati, persone impregnate di polvere che lavorano nei cantieri, scimmie che attraversano la strada senza che tu te ne accorga, mucche che si destreggiano nel traffico senza affrettarsi, bambini mezzi nudi che giocano dentro sprazzi di cemento rialzati in mezzo al traffico, cani randagi a colonie che dormono abbandonati al pavimento respirando appena nell’afa della città. In mezzo a tutte queste cose ci sono edifici così belli e incredibilmente bianchi che spiccano per quanti dettagli hanno, e poi scene di vita quotidiana, quelle che non riesco a smettere di guardare. Ci sono così tanti dettagli che per notarli tutti servirebbero mille occhi, come Krishna nella sua forma cosmica. Tutto è veloce, intenso e rumoroso.


Febbraio 2026, #1

Finalmente ho di nuovo il mio passaporto e sopra ci hanno appiccicato il visto indiano. Dopo due “rejected” del mio e-visa sono andata al consolato a Milano. Ho compilato due pile di documenti e rifatto la procedura online. (È stato molto più complicato di così). Per chi è giornalista c’è una procedura diversa e anche piuttosto lunga. Quindi, posso partire davver

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